Area Flegrea Archeologica
16 febbraio 2017
Tomino di formaggio di capra
16 febbraio 2017


LA FALANGHINA DEI CAMPI FLEGREI

Oggi come nel passato si una pasteggiare sorseggiando un calice di vino.
Il miglior modo per accompagnare una deliziosa cenetta o semplicemente per trascorrere del tempo in compagnia con amici .
Queste nostre abitudini hanno radici molto antiche , sin dai tempi dei romani il vino e il Dio Bacco sono rappresentati in festosi banchetti innalzando i calici al cielo ricolmi del dolce frutto dei vitigni flegrei.
L’area circoscritta tra il golfo di Pozzuoli e Cuma era luogo di numerose dimore di noti questori , pretori e generali romani che trascorrevano i loro soggiorni di relax tra i bagni termali e banchetti serali . Il vitigno più famoso di questo territori è la famosissima “Falanghina”.Si narra che la vite sia entrata in Italia dal porto di Cuma, antica colonia fondata nel 700 a.C. ai piedi dei Campi Flegrei.
I greci avevano l'abitudine di coltivare la vite lasciandola strisciare per terra, ma in Italia questo tipo di allevamento faceva ammuffire l'uva quindi i coloni furono costretti a cercare un'alternativa. Fu così che i primi viticoltori capirono che sollevando la vite da terra e sollevandola su pali di legno, in latino phalangae, si evitava l'insorgere di problemi di botrite.
La falanghina dal benissimo ai frutti di mare crudi, crostacei come ostriche a vapore, scampi, gamberi e carpacci di pesce fresco . Il vino ha un colore giallo paglierino, con un profilo aromatico caratterizzato da note floreali, intensi aromi fruttati e sentori minerali dovuti ai terreni di origine vulcanica.